Gli avvocati Giovanni d’Ammassa e Andrea Michinelli docenti al Master in Marketing Multicanale

Gli avvocati Giovanni d’Ammassa e Andrea Michinelli terranno due lezioni sul diritto d’autore e sulla privacy al Master in Marketing Multicanale organizzato da Città Studi Biella che si terrà dal prossimo 27 aprile 2015. Il termine delle iscrizioni è il 17 aprile.

Il corso è articolato in 68 moduli da tre ore ciascuno, per una durata complessiva di 204 ore. E’ prevista la frequenza per quattro giorni la settimana, 3 ore al mattino e 3 al pomeriggio.

Per maggiori informazioni:

http://www.mmmaster.it/

L’Avv. Andrea Marco Ricci al Children’s Book Fair di Bologna

In occasione di Children’s Book Fair di Bologna, mercoledì 1 aprile 2015 Made in Woman e Pettirouge. Prod ospitano a Granata illustratrici e illustratori convenuti per l’occasione da tutta Europa, invitandoli a dialogare attraverso un’opera collettiva e confrontarsi, nell’ambiente intimo e informale “Chez Pettirouge”, sul tema del diritto dell’immagine.

In collegamento da Barcellona Adriano Bonforti, owner dell’interessante esperimento Patamu, ci illustrerà come la difesa dei diritti delle proprie opere può essere in realtà una sfida creativa e stimolante, senza dimenticare che spesso la condivisione (tutelata) è un arricchimento e non un pericolo.

L’avvocato Andrea Marco Ricci, già membro del Comitato per la revisione dello Statuto e dei Regolamenti Siae, e consigliere d’amministrazione del Nuovo Imaie, cercherà di farci sentire un pò più europei, all’insegna del diritto d’autore.

E con la partecipazione di Cibiricci: buon cibo e il piacere di condividerlo con gli altri.

Per info:
3201803373
pettirouge@gmail.com

Privacy per le imprese: non basta l’informativa al trattamento dei dati personali

di Avv. Andrea Michinelli

Nella realtà delle attività d’impresa, quasi tutti sanno che si dovrebbe essere in regola con la privacy, o meglio con il trattamento dei dati personali ai sensi del D.Lgs. 196/2003 (di seguito Codice dei Dati Personali – “CDP”). E molti pensano sia sufficiente redigere e fornire l’informativa al trattamento agli interessati, come richiesto dall’art. 13 CDP, acquisendo il consenso se necessario. Tuttavia tale fondamentale adempimento non esaurisce affatto gli obblighi di legge: rischi piuttosto pesanti si presentano in caso di “falle” negli adempimenti.

Se quanto sotto può sembrare, a una prima lettura, eccessivo per le PMI e professionisti, in realtà risponde a esigenze di tutela garantite a favore di tutti nei confronti di tutti. E può “costare” parecchio, un domani, quanto a sanzioni ragionando sul piano prettamente economico, ben più elevate dei costi necessari per mettersi in regola. Basta una segnalazione al Garante da parte di un ex-dipendente vendicativo o di un concorrente per aprire una pratica, oppure un’ispezione della Guardia di Finanza, con un esito sanzionatorio certo se non si è rispettata la normativa. E se venisse comminata anche la sanzione accessoria della pubblicazione del provvedimento sanzionatorio del Garante (art. 165 CDP), a spese dei contravventori, si avrebbe anche un effetto negativo verso la propria reputazione d’impresa.

Facciamo degli esempi: un’impresa invia comunicazioni pubblicitarie via e-mail a vari professionisti, promuovendo le proprie attività, avendo fornito l’informativa ai destinatari già suoi clienti, in passato. Però l’informativa resa riguardava solo i servizi richiesti a suo tempo, i clienti non avevano dato l’assenso specifico per comunicazioni commerciali ulteriori e relative a servizi non richiesti, diversi da quelli passati. Si tratta di mancanza di consenso e informativa specifica al trattamento per fini di marketing, punita sia con sanzione penale (ex art. 167 CDP) della reclusione che con sanzione amministrativa (ingiunta dal Garante Privacy), con somme a partire da 10.000 euro.

Un’altra azienda, invece, subisce un attacco informatico: alcuni hacker riescono a entrare nel sistema dell’azienda, scarsamente difeso, e diffondono nel web i dati personali lì custoditi e afferenti a numerosi interessati (cioè i titolari dei dati personali). Dalle indagini successive, a seguito del ricorso al Garante della Privacy da parte degli interessati, si scopre che il titolare del trattamento (l’azienda) non aveva adottato le misure minime di sicurezza per la protezione dei dati, prescritte all’art. 33 CDP. La sanzione amministrativa all’azienda? Ben 10.000 euro come minimo, fino ad un massimo di 120.000 euro, comminati dal Garante (senza nemmeno passare dall’autorità giudiziaria, si badi) ex art. 162 c. 2-bis CDP. La sanzione penale che va a sommarsi? Ex art. 169 CDP c’è l’arresto fino a 2 anni, in sede di giudizio penale.

Oppure ancora: un’azienda di servizi tratta dati sanitari di pazienti che crede di rendere anonimi con procedure informatiche, invece tali dati risultano facilmente ricostruibili con banali accorgimenti, così da permettere la facile identificazione dell’interessato. Uno dei pazienti-interessati si accorge della realtà e segnala/reclama al Garante Privacy la violazione. Il quale accerta che si è configurato il trattamento di dati personali sensibili senza provvedere alla dovuta notificazione al Garante del trattamento (imposta ex art. 37 CDP), oltre che per omessa informativa, ecc. Bene, limitandoci alla sanzione amministrativa per l’omessa notificazione, l’azienda dovrà pagare non meno di 20.000 euro, fino a un massimale di 120.000 euro. Oltretutto, in caso di molteplici violazioni del CDP si potrà applicare l’art. 164bis che comporta, nei casi più gravi, il raddoppio delle sanzioni, oppure un aumento fino al quadruplo se sono inefficaci rispetto alle condizioni economiche del contravventore; o ancora la sanzione da 50.000 euro a 300.000 euro in caso di violazioni plurime verso banche dati di particolare rilevanza o dimensioni.

Esempi di adempimenti spesso disattesi e che comportano conseguenze gravi, sia sotto il profilo di ciò che accade ai dati personali che delle responsabilità. Come visto, essere in regola con l’informativa al trattamento non copre gli altri obblighi di legge. È così difficile mettersi in regola? Basterebbe leggere con attenzione il CDP, anzitutto, per capire che:

  1. in ogni caso, il titolare al trattamento dei dati personali deve sempre adottare delle misure minime di sicurezza al trattamento dei dati, elencate in Allegato B) (cd. “Disciplinare tecnico”) al CDP;
  2. bisogna effettuare tutti gli adempimenti imposti chiaramente per legge, senza tralasciare la scansione dei vari passaggi o rimandare adempimenti dovuti per legge nel momento in cui si effettuano o prima: ad es. effettuare le notificazioni al Garante del trattamento di dati sensibili prima del loro trattamento; richiedere una verifica preliminare al Garante circa il trattamento di dati con rischi specifici (art. 17 CDP); in caso di videosorveglianza, installare l’impianto solo quando si siano acquisite le autorizzazioni necessarie e mai prima, ecc.;
  3. bisogna aggiornarsi sui provvedimenti del Garante della Privacy, autorità che può imporre (tramite linee guida, delibere, ecc.) una serie di adempimenti ulteriori rispetto a quanto previsto dal testo del CDP (in forza dei compiti spettanti al Garante ex art. 154 c. 1 lett. c CDP); come minimo dunque si dovrebbe consultare periodicamente il sito Internet del Garante della Privacy, leggere la relativa newsletter  e avvalersi di consulenti specializzati; in particolare, ci si può avvalere spesso delle semplificazioni indicate nei provvedimenti del Garante, tra cui le Autorizzazioni Generali del Garante per i trattamenti di dati sensibili e giudiziari, annualmente aggiornate, che però vanno correttamente interpretate e applicate; una corretta applicazione risparmia i tempi e i costi di notificazioni e interpelli preventivi al Garante, magari inutili;
  4. si deve implementare una efficace procedura di accesso/opposizione da parte degli interessati ai dati personali, come garantito ex artt. 7-10 CDP; il che significa predisporre perlomeno un indirizzo e-mail ove destinare specificamente le richieste in merito, che andrà monitorato e gestito da chi sappia se e come replicare alle richieste (ad es. il responsabile interno del trattamento), fornendo celermente i dati richiesti nella misura necessaria e non oltre;
  5. si devono adottare i codici di deontologia e buona condotta, verificati dal Garante e pubblicati in Gazzetta Ufficiale, se applicabili al proprio settore; mano a mano sono ricompresi nell’Allegato A) CDP, aggiornato dal Garante;
  6. si devono effettuare verifiche periodiche e, perché no, audit esterni: il miglior sistema predisposto che venga abbandonato a sé stesso o non riceva un controllo periodico esterno ed imparziale, facilmente diventerà obsoleto e inutile.

Di quanto detto, concentriamoci  brevemente sulle misure di sicurezza, molto spesso oggetto di equivoci. Oltre che di trascuratezza nella loro implementazione, se non addirittura mai adottate…

Come già detto, le misure di sicurezza minime dell’art. 33 CDP ed elencate nell’Allegato B) CDP non sono misure facoltative: sono obbligatorie per tutti i trattamenti di dati personali, indipendentemente dalla complessità e durata dei trattamenti. Mirano a prevenire i rischi connessi agli obblighi di sicurezza (distruzione, perdita, accesso non autorizzato ai dati) e oggi paiono facilmente implementabili da chiunque abbia un minimo di competenze informatiche (es. effettuazione di back-up informatici, scansioni con software anti-virus, aggiornamento e verifica password informatiche, cifratura di contenuti, ecc.).

Non vanno confuse con le misure di sicurezza idonee, prescritte invece dall’art. 31 CDP, una categoria ben più ampia: oltre alle misure minime, comprendono anche tutte le altre che siano – allo stato del progresso tecnico – adeguate a evitare i rischi suddetti, secondo il caso concreto. Quindi si potrebbero avere delle situazioni di trattamento dei dati che rendono ad es. necessario utilizzare il cambiamento di password o l’aggiornamento degli antivirus a cadenza più frequente rispetto ai 6 mesi prescritti dall’Allegato B) CDP (misura minima di sicurezza, peraltro piuttosto discutibile, visto lo stato attuale delle debolezze informatiche, in cui nuovi virus maligni vengono sfornati quasi quotidianamente e si scoprono continuamente falle in protocolli di sicurezza e server di largo utilizzo).

L’adozione delle misure di sicurezza si lega poi alla nomina degli incaricati al trattamento (per non parlare del responsabile del trattamento, figura però facoltativa e che qui tralasciamo) e degli amministratori di sistema (qualità particolare di incaricato, assente dal CDP ma integrata normativamente tramite Delibera 27/11/2008 del Garante). Alla luce di un adeguato mansionario che tracci un intellegibile schema dei trattamenti in essere, saranno necessari incarichi scritti dei soggetti indicati, ove inserire – di prassi, in allegato o tramite un richiamo ad altri documenti, ad es. affissi in bacheca aziendale – il comportamento da adottare nel trattamento dei dati (procedure, cautele, quali misure di sicurezza adottare e come, ecc. – v. art. 30 CDP). Tutto qui?

Non basta: quanto detto è quasi privo di valore se manca la formazione di incaricati, amministratori di sistema nonchè (eventuali) responsabili al trattamento: difatti nessuna misura di sicurezza è del tutto automatica, nessun procedura, per quanto precisa e curata, può adempiersi correttamente nell’ignoranza di quanto si sta facendo. Bisogna assicurarsi che chi tratta i dati sappia: come funziona la misura di sicurezza (es. procedura di back-up) e quindi cosa stia facendo, cosa non debba assolutamente fare, quali accorgimenti deve adottare in varie situazioni, a chi rivolgersi per dubbi e operazioni straordinarie, ecc. Proprio la formazione si rivela uno degli aspetti più disattesi a livello aziendale, quando invece si tratta di una misura di sicurezza non più minima (era infatti prevista espressamente solo in relazione al Documento Programmatico sulla Sicurezza, oggi abrogato) ma certamente idonea in tutti i trattamenti, soprattutto se comportano l’adozione di tecnologie informatiche e flussi consistenti, continuativi di dati personali. Mancare un aspetto tanto rilevante può comportare di certo negligenza e colpa grave, come minimo, con relative responsabilità per la loro mancata adozione. Il che rileva anche civilmente, quanto al risarcimento dei danni, visto che il trattamento dati personali è ricondotto per legge alla responsabilità per cose pericolose a mente dell’art. 2050 c.c.: ci si può liberare solo provando di aver adottato tutte le misure idonee a evitare il danno.

Armandosi di buona volontà e paziente organizzazione, anche gli adempimenti privacy visti sopra potranno diventare “normale routine” d’impresa, al pari di quanto avviene oggi in altri Paesi d’Europa.

Nuovo Codice del Consumo e siti web: tutti in regola?

di Avv. Andrea Michinelli

Dal 14 giugno 2014 (data di entrata in vigore delle nuove modifiche agli artt. 45-67 del Codice Del Consumo, CDC, D.Lgs. 206/2005) basta poco, al titolare di un sito web che fornisce contenuti digitali o servizi online ai consumatori (intendendo come tali tutti gli utenti non professionisti) per rischiare una sanzione economicamente corposa: abbiamo dimenticato di inserire tutte le informazioni considerate obbligatorie secondo il CDC? Abbiamo omesso i riferimenti al diritto di recesso oppure non ne abbiamo rispettato precisamente la disciplina del CDC? Potrebbero essere ritenute violazioni del CDC (quali pratiche commerciali scorrette, pare di intendere ai sensi del nuovo art. 66 CDC) e quindi sanzionate – tra l’altro – con somme non inferiori a € 5.000, fino a un massimo di € 5.000.000. Non forniamo le informazioni richieste in sede di verifica da parte dell’Autorità preposta? Si rischia la sanzione da € 2.000 a € 20.000. Mentre in caso di informazioni false l’ammontare va da € 4.000 a € 40.000 (essendo un falso in scrittura privata potranno anche essere trasmessi gli atti alla Procura per il reato di falso ex art. 485 c.p., crediamo). Più grave ancora l’inottemperanza agli impegni assunti o agli ordini di rimozione o inibitoria disposti dall’Autorità: da € 10.000 fino a € 5.000.000 da pagare, arrivando – in caso di reiterata inottemperanza a quanto richiesto dall’AGCM – fino alla sospensione dell’attività d’impresa.

Quanto sopra può essere erogato come sanzione da parte dell’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nota anche come Antitrust, v. http://www.agcm.it – si vedano anche le pagine informative: http://www.agcm.it/component/content/article/6858.html) senza nemmeno passare dall’autorità giudiziaria, tramite l’espletamento delle procedure indicate nel CDC (in particolare all’art. 27). Pertanto, un notevole vantaggio per un consumatore che voglia farsi rispettare e non possa o voglia transitare attraverso le vie giudiziali (sempre più lunghe e costose, nonostante il processo telematico) ma che voglia farsi giustizia semplicemente con una segnalazione all’AGCM (http://www.agcm.it/consumatore/5616-come-segnalare.html).

E non c’è nemmeno bisogno dell’istanza del consumatore: difatti l’AGCM può, sulla carta, procedere persino d’ufficio, a seguito di propri monitoraggi e verifiche. Non sappiamo quanto saranno corpose tali iniziative autonome dell’Autorità, tuttavia in un immediato futuro ciò potrebbe avvenire su base regolare (analogamente a quanto svolge da tempo il Garante della Privacy con le ispezioni programmate semestrali). In materia possono sempre intervenire le associazioni di consumatori, in rappresentanza dei propri iscritti.

Può far riflettere che l’AGCM possa avvalersi, in sede di indagine, anche della Guardia di Finanza: i controlli ai sensi del CDC potrebbero essere disposti in sede di ispezione fiscale. Ricordiamo en passant altre due importanti competenze, qui pertinenti e applicabili all’e-commerce: la prima, che l’AGCM risponde anche alle richieste di verifica di vessatorietà delle clausole generali di contratto proposte ai consumatori (http://www.agcm.it/consumatore/clausole-vessatorie.html); la seconda, che sempre la Guardia di Finanza può effettuare accertamenti persino sul rispetto della normativa privacy (D.Lgs. 196/2003 – http://www.gdf.gov.it/GdF/it/Chi_siamo/Organizzazione/Compiti_istituzionali/info-1800945640.html).

Le novità legislative, nella loro tortuosità e complessità, criticate da numerosi studiosi del diritto, vogliono rendere più stringente l’applicazione di una normativa che tuteli più efficacemente il consumatore, fino ad oggi non molto rispettato nel nostro Paese, specie nei casi di micro-violazioni dal valore di importo modesto che non trovano modo di essere difese con onerose azioni giudiziali. La linea adottata (in sede comunitaria anzitutto, visto che le modifiche rispondono al recepimento della direttiva 2011/83/UE – http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2011:304:0064:0088:it:PDF) vuole dunque porre un freno a tali violazioni, offrendo uno strumento di enforcement più agile, economico e rapido delle consuete vie giudiziarie e designando le cd. Autorità indipendenti quali vigili tutori e sanzionatori diretti. Analogamente a quanto sta accadendo in materia di diritti d’autore e connessi, vedi i compiti dell’AGCOM circa le violazioni commesse online (http://www.agcom.it/tutela-del-diritto-d-autore).

Orbene, che fare per mettersi in regola? Non è facile riassumere in poche righe una disciplina fortemente innovativa e assai complessa, tutt’altro che di facile lettura e comprensione (quando invece la tutela del consumatore dovrebbe fregiarsi di chiarezza e semplicità…). Ci limitiamo qui a segnalare le maggiori novità, tuttavia è chiaro che sarebbe necessario far rivedere il proprio sito e le condizioni di contratto a un consulente specializzato, un vero e proprio screening che attesti lo stato giuridico del sito web (scoprire le patologie) e cosa fare per mettersi in regola (le cure). Così la propria attività potrà essere in regola con il CDC e si potrà procedere con tranquillità, senza temere sanzioni o procedimenti dell’AGCM.

In breve notiamo che:

– resta inalterata l’applicazione del D.Lgs. 70/2003 sul commercio elettronico (http://www.parlamento.it/parlam/leggi/deleghe/03070dl.htm), la cui disciplina si somma a quella del CDC;

– i contratti conclusi online rientrano tra i “contratti conclusi a distanza” indicati nell’applicazione del CDC;

– tutti i documenti annessi al contratto come i moduli, formulari, note d’ordine, la pubblicità e le comunicazioni online debbono contenere un “riferimento” al Capo I titolo III parte III del CDC: potrebbe bastare la semplice menzione dunque della disciplina applicabile e applicata;

– va informato comprensibilmente e chiaramente il consumatore, prima della stipula del contratto, elencandogli vari elementi come ad es. le caratteristiche principali dei beni o servizi, l’identità del professionista e i suoi contatti, i costi e le spese, garanzie applicabili, modalità e informazioni sul recesso, ecc.;

– è previsto dal nuovo CDC un modello per l’esercizio del recesso del consumatore (oggi, generalmente, esercitabile entro 14 giorni), non obbligatorio come redatto in sé ma che si può adattare alle proprie esigenze; si può proporlo sul proprio sito al consumatore, permettendogli di compilarlo e inviarlo online o invece di permetterne la stampa per la compilazione e invio postale; sul recesso va fatta un’attenta valutazione caso per caso, visto che si potrebbe avere una situazione che esclude il diritto di recesso;

– se si tratta di vendita di “contenuti digitaliconsegnati online (es. file fonografici, audiovisivi, ebook, ecc.), si deve indicare l’interoperabilità software e hardware che sia nota o che sia ragionevole attendersi, quindi di fatto vanno indicati i requisiti richiesti all’utente per poter fruire dei contenuti; inoltre ne vanno indicate le funzionalità e le misure di protezione tecnica (pensiamo ad es. ai DRM applicati alla protezione degli ebook);

– andando contro una prassi diffusa che vede le condizioni liberamente modificabili unilateralmente dal titolare del sito web, si chiarisce che ogni modifica va effettuata rigorosamente con accordo tra le parti; potrà bastare una proposta di modifica delle condizioni di contratto come attualmente devono fornire le banche ai correntisti?

– se l’utente deve pagare il servizio o il bene online, deve esservi icona o link ove effettuare il click di accettazione che riporti “Ordine con obbligo di pagare” o simile dicitura, proprio per segnalare al consumatore l’importante effetto di quel semplice click;

le informazioni contenute sul sito web – anche se non riportate direttamente nel contratto – ne fanno comunque parte; novità dirompente che fa divenire testo contrattuale tutto quanto si trovi sul sito in merito; le informazioni, dunque, dovranno formare un insieme coerente con il contratto, facendo nascere dubbi sugli effetti giuridici di eventuali contrasti tra informazioni rese sul sito e il contratto vero e proprio.

Come visto, non sono poche le novità e i loro effetti, ancora non del tutto chiari (la formulazione normativa non è davvero esemplare). Vedremo col tempo quanto di ciò sarà effettivamente recepito nella prassi e quale portata avrà l’intervento dell’AGCM. Possiamo comunque consigliare, fin d’ora, di non prendere a esempio – come sovente accade – siti web esteri che vendono online anche in Italia, pur in lingua italiana: spesso non hanno sedi in Italia e pertanto non ritengono di applicare le nostre normative (tantomeno quelle comunitarie), alleggerendo parecchio i propri siti da tutti gli obblighi visti sopra e altri ancora. Non si faccia però lo stesso errore, da italiani: le conseguenze potrebbero pesare parecchio sulla propria attività.

Convegno a Faenza il 24 e 25 ottobre sull’associazionismo e le imprese

Si terrà venerdì 24 e sabato 25 ottobre a Faenza, ospitato nelle Museo delle Ceramiche, il convegno dal titolo “Associazioni e imprese: a ciascuno il suo? Il rapporto tra volontariato, associazionismo, impresa sociale e mondo dell’impresa nel settore culturale: collaborazioni possibili, definizione di ruoli, soggetti giuridici a confronto“.
L’evento è in collaborazione con RENA (www.progetto-rena.it/), introduce e modera Chiara Galloni (RENA Cultura).

Parteciperanno, tra gli altri, gli avv. Andrea Michinelli e Andrea Marco Ricci (Studio Legale d’Ammassa & Associati), Flaviano Zandonai (Euricse-Iris Network), Paolo Marcolini (Presidente ARCI Ferrara), Luca Iaia (Coordinatore CNA Giovani Imprenditori), Pier Nicola Ferri (Confcooperative Ravenna), Elisa Giovannetti (Assessore Cultura Comune di Forlì), Ivan Olgiati (CNA Bologna e AGPCI), , Marco Pardo (Consulente start-up), Ruggero Sintoni (Accademia Perduta), Nicola Facciotto (Kalatà Impresa Sociale), Giordano Sangiorgi (MEI), Claudia Casali (MIC).

Per informazioni: http://www.culturaimpresafestival.it

Master Altalex in Diritto dello Spettacolo, Milano 14 novembre – 13 dicembre 2014, Roma 20 febbraio – 14 marzo 2015

Il master in diritto dello Spettacolo affronta in forma specifica le principali questioni giuridiche attinenti la tutela delle opere dell’ingegno destinate allo spettacolo, con particolare attenzione alle problematiche di carattere pratico che caratterizzano la materia.

Il master, alla sua IX edizione, è rivolto a coloro che svolgono la propria attività professionale nel mondo dello spettacolo, sia da un punto di vista giuridico, sia operativo (avvocati, praticanti, manager e impiegati di società di spettacolo, società editoriali e discografiche, compagnie teatrali e società cinematografiche).

L’obiettivo del master è quello di fornire ai partecipanti le necessarie conoscenze giuridiche di base che permettano loro di operare con efficienza nei rispettivi ambiti di competenza.

Particolare attenzione sarà dedicata alla contrattualistica del settore, strumento attraverso il quale le opere dell’ingegno sono oggetto di sfruttamento nel mondo dello spettacolo, alle utilizzazioni favorite dalle nuove tecnologie e alla previdenza nello spettacolo dal vivo e in sala di incisione.

In considerazione, inoltre, del profondo cambiamento indotto dalla rivoluzione digitale alle modalità di fruizione, in particolare di alcune tipologie di opere dell’ingegno (musica e video), saranno esaminate le nuove tematiche afferenti la disciplina del diritto d’autore digitale (quali le licenze di diritto d’autore Creative Commons) e le forme di espressione dello spettacolo on line, nonchè i rapporti con le società di gestione collettiva dei diritti d’autore e dei diritti connessi (SIAE, IMAIE, SCF). Al termine del corso è prevista una lezione di incontro con un professionista del settore dello spettacolo e un test di verifica del proprio grado di apprendimento.

7 incontri, 35 ore in aula

In collaborazione con:

– DDA Studio Legale
D’Ammassa e Associati Studio Legale

Coordinatore esecutivo: Avv.Andrea Michinelli
Coordinatori scientifici: Avv. Deborah De Angelis – Avv. Andrea Marco Ricci

Formazione continua avvocati: accreditato 24 ore cnf

Per maggiori informazioni:
http://shop.altalex.com/index.php/master-diritto-spettacoolo-1415.html

Corso in privacy e sicurezza aziendale con Altalex e l’Avv. Andrea Michinelli di SLDA

Il Corso si terrà a Bologna il 15, 22 e 29 novembre 2014 (15 ore in aula, in fase di accreditamento), con lo scopo di illustrare e approfondire la disciplina della privacy e della sicurezza informatica.

Con riguardo alla disciplina privacy, si analizzeranno sia gli aspetti generali della normativa, sia le discipline specialistiche in materia di marketing, internet, diritto del lavoro e tutela dei dati sanitari, sempre con riferimento ai casi concreti sottoposti all’attenzione del Garante.
Vi sarà poi una parte specifica dedicata alla correlazione tra privacy e sicurezza informatica. In questo modo verranno illustrati, sotto un duplice profilo, gli obblighi di legge previsti per la tutela dei dati personali e per il loro utilizzo nella gestione aziendale.
Si approfondiranno così gli aspetti più rilevanti e pratici della materia, sia dal punto di vista legale che tecnico. Infine, si darà spazio anche alle novità legate al nuovo regolamento europeo di prossima emanazione.

I docenti sono il dott. Giuseppe Dezzani, e gli avv.ti Stefano Ricci e Andrea Michinelli (quest’ultimo coordinatore esecutivo).

Per maggiori informazioni e per l’acquisto:

http://shop.altalex.com/index.php/corsi-in-aula/corsi-avanzati/corso-privacy-sicurezza-aziendale-1402.html

Studio legale d’Ammassa & Associati vi assiste nelle procedure previste dal Regolamento AgCom per la tutela del diritto d’autore online

Il 31 marzo scorso è entrato in vigore il Regolamento AgCom per la tutela del diritto d’autore online (“Regolamento in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica e procedure attuative ai sensi del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70”, Delibera 680/13/CONS), che promuove lo sviluppo dell’offerta legale di opere digitali e la loro corretta fruizione e definisce le procedure per l’accertamento da parte dell’Autorità delle violazioni commesse sulle reti di comunicazione elettronica. Il provvedimento è dunque di prioritario interesse dei titolari di diritti d’autore o connessi (autori, artisti, etichette discografiche, produttori audiovisivi e cinematografici, editori letterari e musicali, ecc.), perché permette, tramite una rapida procedura amministrativa, di ottenere la rimozione dei file diffusi illecitamente (o dei loro link, anche Torrent, agli stessi), in mancanza della quale sono erogate sanzioni amministrative e penali, e la disabilitazione dell’accesso alle pagine web.

Studio legale d’Ammassa & Associati assiste i propri clienti riguardo le procedure a tutela del diritto d’autore online previste al Capo III del Regolamento, in particolare:
– studio e verifica dell’esistenza dei presupposti richiesti per l’attivazione della procedura amministrativa prevista dal Regolamento;
– preparazione dell’istanza e reperimento della documentazione che deve essere obbligatoriamente allegata;
– assistenza per il deposito e per la successiva procedura amministrativa,
– assistenza per l’eventuale applicazione del procedimento abbreviato, ai sensi dell’art. 9 del Regolamento
– intermediazione con l’Autorità AGCOM per ogni necessità conseguente.

Per maggiori informazioni e per la richiesta di preventivo, è possibile contattarci compilando l’apposito form presente su questo sito.

Altalex: Master in diritto dello spettacolo a Roma in collaborazione con lo Studio legale d’Ammassa & Associati a febbraio 2014

Altalex, In collaborazione con lo Studio legale d’Ammassa & Associati e DDA Studio legale, organizza a Roma, dal 21 febbraio al 15 marzo 2014 il Master in diritto dello spettacolo.

Il master vuole affrontare in forma specifica le principali questioni giuridiche attinenti la tutela delle opere dell’ingegno destinate allo spettacolo, con particolare attenzione alle problematiche di carattere pratico che caratterizzano la materia, ed è rivolto a coloro che svolgono la propria attività professionale nel mondo dello spettacolo, sia da un punto di vista giuridico, sia operativo (avvocati, praticanti, manager e impiegati di società di spettacolo, società editoriali e discografiche, compagnie teatrali e società cinematografiche).

L’obiettivo del master è quello di fornire ai partecipanti le necessarie conoscenze giuridiche di base che permettano loro di operare con efficienza nei rispettivi ambiti di competenza.

Particolare attenzione sarà dedicata alla contrattualistica del settore, strumento attraverso il quale le opere dell’ingegno sono oggetto di sfruttamento nel mondo dello spettacolo, alle utilizzazioni favorite dalle nuove tecnologie e alla previdenza nello spettacolo dal vivo e in sala di incisione.

In considerazione, inoltre, del profondo cambiamento indotto dalla rivoluzione digitale alle modalità di fruizione, in particolare di alcune tipologie di opere dell’ingegno (musica e video), saranno esaminate le nuove tematiche afferenti la disciplina del diritto d’autore digitale (quali le licenze di diritto d’autore Creative Commons) e le forme di espressione dello spettacolo on line, nonchè i rapporti con le società di gestione collettiva dei diritti d’autore e dei diritti connessi (SIAE, IMAIE, SCF). Al termine del corso è prevista una lezione di incontro con un professionista del settore dello spettacolo e un test di verifica del proprio grado di apprendimento.

Il COORDINAMENTO SCIENTIFICO è a cura dell’Avv. Deborah De Angelis e dell’Avv. Andrea Marco Ricci. Il COORDINAMENTO ESECUTIVO è dell’Avv. Raffaella Pellegrino.

I relatori sono: Avv. Deborah De Angelis, Avv. Leonardo Paulillo, Avv. Raffaella Pellegrino, Avv. Andrea M. Ricci Ph.D., Dott. Giovanni Scoz, Avv. Gianpietro Quiriconi, Avv. Manlio Mallia

Per maggiori informazioni:

shop.altalex.com/index.php/master-diritto-spettacolo.html?idnot=55593

Online il nuovo sito di Dirittodautore.it

Dalla mezzanotte del 6 gennaio scorso, è online la nuova versione del sito Dirittodautore.it, il primo sito italiano sul diritto d’autore, creato e mantenuto dall’Avv. Giovanni d’Ammassa.

Il sito si presenta ricchissimo di novità: una nuova grafica con un nuovo logo, la Guida al diritto d’autore completamente riveduta, un negozio online per acquistare ebook e lezioni sul diritto d’autore, un forum, possibilità di abbonarsi ai servizi e molto altro.

Nelle prossime settimane il sito si arricchirà ulteriormente di servizi e contenuti.